2 novembre 2007

Si può vivere bene fino a 103 anni. Sta scritto nel DNA

Predire il futuro della nostra salute è possibile, ma soprattutto lo si può condizionare per far sì che si viva più a lungo e in buone condizioni fisiche e psichiche. I maghi che hanno lanciato la sfida alla vecchiaia non indossano un lungo mantello ma un camice bianco. Sono i professori Paolo Marandola dell'Università di Pavia e Francesco Marotta dell'università di Milano, urologo-andrologo il primo e gastroenterologo il secondo, ma entrambi pionieri della medicina antinvecchiamento - da loro denominata Anabiotica - autori di un libro destinato a cambiare radicalmente la medicina: "Il manifesto della lunga vita. La rivoluzione della medicina predittiva", uscito nelle librerie il 3 ottobre con l'editore Kupfer&Sperling dellla Mondadori. Si tratta di una " rivoluzione lenta ma inarrestabile che sta trasformando culturalmente la medicina", scrive l'oncologo Umberto Veronesi nella prefazione; una rivoluzione nella medicina, nell'industria farmaceutica e alimentare e nelle politiche sociali, che permetterà al primo Paese che lo capirà un formidabile vantaggio sugli altri, come scrive, nella postfazione, lo scopritore del virus HIV, Luc Montagnier.

Tutto parte da un'idea provocatoria (vedremo fino a che punto) : si potrà vivere in media 103 anni nel 2050! I più longevi, quelli che oggi campano sino a 95 anni, arriveranno a 120 anni. Com'è possibile allungare di 20 anni e più la vita umana, ma soprattutto evitare che gli ultimi anni della propria esistenza siano caratterizzati da sofferenze, malattie degenerative e stenti fisici di ogni genere? "Allungare la vita, vivere bene e morire sani si può" ci conferma il prof. Marandola, docente di Urologia all'università di Pavia, già primario di Urologia nel nostro Ospedale civile di Alessandria e sempre attivo in città dove continua a svolgere l'attività di andrologo urologo nel centro benessere di via Chenna e professore onorario presso le Università di Lusaka (Zambia) e di Pechino (Cina). "Le tecnologie predittive sono già disponibili nei nostri centri di Milano e Appiano Gentile e presto lo saranno in altri centri a Roma e Palermo. Con due gocce di sangue deposte sulle DNA- card e RNA-card, possono essere eseguiti i test molecolari per l'identificazione della suscettibilità a sviluppare una malattia cronico-degenerativa (Alzhaimer, diabete, ipertensione, cardiopatia...) o tumorale. Così come eventuali predisposizioni a malattie (che potrebbero insorgere fra decine di anni) o verificare le mutazioni cancerogene delle cellule. Certamente siamo solo all'inizio, ma i progressi, grazie alle nanotecnologie e alla bioinformatica, sono di una rapidità mille volte più veloce di 5 anni fa. In due parole: si predice il futuro. “Quella che impropriamente chiamiamo prevenzione”, precisa il Prof. Marandola, “Oggi è solo diagnosi precoce. Si interviene su una malattia già presente in fase di crescita. I test della medicina anabiotica anti invecchiamento mirano a prevedere l'insorgenza di malattie future, intervenendo con azioni di prevenzione con la nutrizione, lo stile di vita, le cure ormonali e l'assunzione di integratori personalizzati".

Per vivere bene e a lungo non basta leggere nella sfera di cristallo dell'acido nucleico. “E' molto importante la cura di sé”, conferma Anna Iannucci estetista alessandrina esperta di wellness e presente all'ultimo convegno internazionale anti aging di Milano dove ha conosciuto il prof. Marandola e il Prof. Marotta. “La vita è fatta di emozioni positive, felicità che fanno star bene corpo e spirito”. Sulla filosofia benedettina della mente sana in corpo altrettanto sano si trova d'accordo il Professore il quale conferma: “Non c'è nulla di sbagliato nel curare l'aspetto estetico, essere piacevoli per sé e per gli altri. È un modo di vivere la vita fino in fondo”. D'altronde, prosegue Anna Iannucci. “La cute è un organo come gli altri. Meglio quindi tenerla giovane con un bel massaggio o preparazioni accurate anti età. Il percorso rilassante in un centro estetico corrobora non solo i muscoli ma anche la psiche”. Giovani e belli, quindi anche attraenti il più a lungo possibile. "La cura del nostro aspetto esterno, a qualsiasi età, sia per l'uomo che per la donna, se eseguita periodicamente e in centri orientati verso la salute e non verso l'effimero, diventa parte integrante di un programma di mantenimento dello stato di benessere fisico e psichico ", conferma il professore Marandola, "in quanto accresce il senso di autostima e di accettazione da parte dell'altro e degli altri in generale: questi meccanismi emozionali sono dei formidabili attivatori del sistema immunitario di difesa attraverso la catena comunicazionale dei neuropeptidi. Il fatto che la donna ha, molto più dell'uomo, anche a 80 anni, cura del proprio corpo esterno e interno potrebbe essere la spiegazione della sua migliore qualità e durata di vita". Un metodo semplice per combattere i segni del tempo ce lo ricorda il medico: “Fare sesso ad ogni età per non sentirsi vecchi”. A diciotto come a centotré anni.

Mutui casa, è crisi anche ad Alessandria

Nel solo Comune di Alessandria in un mese circa andranno all'incanto 28 immobili, case, terreni, appartamenti, pignorati per debiti non onorati. Debiti con le banche. Praticamente un'abitazione al giorno sarà ceduta all'asta per saldare le pendenze. Quando si arriva alla gara al miglior offerente di solito sono trascorsi un paio d'anni di iter burocratico, perciò le vendite di questo mese non si riferiscono ancora agli immobili acquistati dopo il boom dei mutui a tasso variabile che stanno mettendo in seria difficoltà molte famiglie alessandrine, costrette a pagare rate mensili, a volte di importo doppio rispetto a quando si erano impegnati con la banca creditrice....

Un problema costante ed inarrestabile, perché se da una parte la casa di proprietà risulta un punto fermo tra i desideri delle famiglie, dall'altro l'impegno ventennale di scadenze fisse, nell'era del precariato, pone di fronte ostacoli a volte insormontabili. E sono sempre di più le famiglie della nostra città a perdere la casa che stavano acquistando. Ed anche di più. È una triste verità confermata all'Adiconsum, associazione in difesa dei consumatori, che riceve tre-quattro visite al giorno di casi spesso gravi, a volte disperati. Gente giovane stanca di pagare affitti, pensionati con il “quinto” bloccato per una firma di troppo.

Secondo un sondaggio commissionato dal gruppo immobiliare che sta costruendo il complesso residenziale “Alessandria 2000” chi decide di fare il grande passo non vuol certo vivere scomodo: tre quattro vani, giardino, vicinanza a centri commerciali e negozi. Cucina abitabile e soprattutto i doppi servizi sono un must irrinunciabile per l'80% delle coppie. E' molto meno importante (35%) l'impianto di condizionamento, almeno all'inizio. L'indebitamento mensile sopportabile è comunque intorno ai 500 euro. Negli ultimi anni sono diminuite le transazioni andate a buon fine, però. Lo dice il rapporto sul mercato immobiliare dell'Agenzia del Territorio che fotografa anno dopo anno il trend delle compravendite. 1.506 NTN (numero transazioni naturalizzate) nel settore residenziale, l'8% in meno rispetto all'anno scorso. Ma il valore degli immobili, in soli dodici mesi ad Alessandria è salito tra il 5 e il 15%.

“La gente che rischia di perdere tutto mantiene molta dignità”, conferma Ernesto Pasquale, Segretario Regionale Adiconsum la cui sede è ad Alessandria. Famiglie indebitate per centinaia di migliaia di euro che hanno fatto “il passo più lungo della gamba” ce ne sono sempre di più: “Il problema esiste ed è serio”, chiosa grave Pasquale. Le storie di chi si presenta all'Adiconsum con rogiti e papiri firmati in cerca di aiuto sono tante e diverse. Ci sono quelli che “per pagare un affitto mensile tanto vale la rata del mutuo”, quelli che “non ho letto bene le condizioni imposte dalla banca”, quelli che “mio nipote mi ha detto che era una formalità, ora mi prendono un quinto della pensione”. E tanti altri che si sono visti quasi raddoppiare la rata del mutuo da 500 a 900 euro, causa tassi variabili e mutui che coprono il 100% del valore.

“Le vendite giudiziarie per insolvenza si attivano dopo 6-7 mesi di morosità. Pertanto gli effetti sulle vittime della rateizzazione e le rate variabili si vedranno un po' più avanti”, prevedono dall'Adiconsum, che già ora ricevono molti “insolventi” dignitosamente disperati.

“Chi non ha i soldi non può sperare in futuro di trovarli”. È il commento lapidario del geometra Aldo Chiesa, responsabile ad Alessandria dell'UPPI, Unione Piccoli Proprietari Immobiliari. Lui dice che la crisi dei mutui era tutta scritta: “Non sono un indovino ma i tassi erano troppo bassi, prevedibile che sarebbero aumentati e che la bolla sarebbe scoppiata”. Per il geometra oggigiorno non conviene più investire nel mattone. Quando si ha un tetto proprio sulla testa da cui nessuno ti può mandare via, basta e avanza: “Le case non danno più reddito, l'ICI ci ha mangiato tutto e la svalutazione, in dieci anni ha dimezzato il valore degli immobili. Dopo 30 anni lo Stato vendeva le case popolari ai privati. Perché? La manutenzione era talmente elevata ed antieconomica che era meglio cederle”, è il commento opinabile dell'UPPI.

Ma per molti mandrogni il problema non è giocare al piccolo palazzinaro ma perdere la prima ed unica casa. Nei casi meno gravi Adiconsum consiglia di far valere la capacità negoziale che ha il cliente (“il consumatore è sovrano”) e di pretendere uno spread a livelli di mercato (0,8%) e non farsi finanziare un acquisto per oltre l'80% del suo valore. Guardate sempre il tasso effettivo, il TAEG, ovvero il computo totale delle spese . Quando banche o finanziarie incominciano a chiedere troppe garanzie, inoltre, ricorrendo a polizze assicurative o a garanzie di parenti, si finisce come con il nonno disperato che inconsapevolmente era entrato nella situazione debitoria del nipote solo con una firmetta su un foglio.

Ma anche quando la famiglia si è fatta i conti al centesimo di euro l'imprevisto è sempre in agguato. Una giovane coppia aveva confidato nell'intero stipendio della moglie per pagare il mutuo e le rate di altri beni acquistati con dilazioni. Con il salario dell'altro coniuge avrebbero tirato avanti dignitosamente. Capita però che la donna perda il lavoro, trascinando tutti nel baratro della disperazione.

Ma c'è chi la casa non se la può permettere perché ha un lavoro precario o non ha parenti che possano fare da garanti. Centinaia di alessandrini sono in attesa di una casa popolare che non arriva. Da due anni la Rete Sociale per la Casa – nata tra i Disobbedienti – lotta anche attraverso occupazioni di alloggi per il “diritto inviolabile alla casa”. Quarantenni sole lasciate dal marito con figli a carico, cassintegrati e migranti che non riuscivano a pagare un affitto “intero” hanno già ricevuto aiuto dal gruppo. Sono una ventina le famiglie collocate che ora possono pensare di migliorare la propria vita senza l'assillo del problema casa. “Gli appartamenti vuoti ad Alessandria sono una ventina, ma dicono che non ci sono “, ci dicono al Crocevia, ritrovo dei ragazzi, “Lottiamo anche per capire come funziona l'assegnazione delle case popolari. Secondo noi il meccanismo non è molto trasparente”.

Perde centomila euro al gioco d'azzardo legale

Mille giocatori solo in città. Si sta correndo ai ripari

L'AAMS – amministrazione autonoma dei monopoli di stato – orgogliosamente ricorda che i giochi pubblici finanziano lo sport, l'arte e la cultura. Chissà che torneo, mostra o restauro d'opera è stata pagata con i centomila euro persi ai videopoker da un'alessandrina. Qui in città il gioco d'azzardo non è ancora considerata una malattia vera e propria, a tal punto che all'Ospedale poco tempo fa ignoravano persino che esistesse un reparto specializzato a questo tipo di cura. Ma si stanno attrezzando. Da gennaio 2008 una equipe di sei esperti monitorerà il problema e seguirà i gioco-dipendenti che secondo le stime ad Alessandria non sarebbero pochi: quasi mille giocatori incalliti ipnotizzati dai monitor dei mini casinò. E in tutta la provincia se ne conterebbero cinquemila circa. Se poi si pensa che queste persone possono arrivare letteralmente a dilapidare un intero stipendio o indebitarsi fino al collo, il problema si fa serio.

Quelli riferiti dal Servizio Sanitario sono comunque dati ipotetici poiché sulla dipendenza da gioco d'azzardo, su chi sfida la Sorte si sa ben poco. Nessuno, fino ad ora, ha provato ad arrivare con metodo a questi “rovina famiglie”.

Ma tra i pochi casi effettivamente in cura presso il Ser.T (Sarebbe più giusto chiamarlo Ser. D, servizio dipendenze) dell'Asl20 ce ne sono di tragici. Chi ha perso centomila euro in due anni o storie di famiglie spaccate dal vizio che fa perdere tutto. Numeri che, seppur enormi, non danno l'idea delle storie di depressione, solitudine, mancanza di interessi spesso nascoste dal velo del “va tutto bene”. I soldi che i “rei confessi” ammettono di avere buttato nelle macchinette potrebbero essere molti di più: “i giocatori sono molto bugiardi”, spiegano le dottoresse che si occupano del servizio. Azzardano anche sulle somme perse, insomma. O forse hanno vergogna di essere considerati alla stregua di tossici o alcolizzati. Il posto dove vengono curati è lo stesso, i medici e le terapie, quasi.

C'è l'operaio di mezza età che invece di andare a casa dopo il lavoro si fionda al bar, imbambolato davanti al videopoker, e c'è la pensionata che scende in ciabatte e pigiamone felpato sotto casa in una delle tante sale da gioco che continuano ad aprire con successo, evidentemente).

Le famiglie scoprono di avere un giocatore in casa solo dopo migliaia di euro di debiti. Perché si chiedono prestiti per pagarsi il vizio. In un batter d'occhio l'operaio si trova a pagare pagare 700 euro al mese per vent'anni (partendo dallo stipendio di 1.200 €) e passare gli alimenti alla moglie che nel frattempo, scoperto il vizietto del coniuge, se n'è andata. E qualche volta lo costringono a curarsi. Dura, perché il primo ostacolo sono i debiti.

Quasi non ci si spiega come queste persone possano riuscire a perdere in pochi anni 75 mila euro, 20 mila, anche solo 10 mila. Vuol dire spenderne al mese mille, duemila, tremila. E così se ne vanno in fumo i libri di scuola per i figli, la poltrona nuova, la spesa della settimana. Per giunta non si divertono neppure. I movimenti sono così ripetitivi e veloci che la componente del rischio, il mistero, l'azzardo che fa palpitare non esiste più.

Per di più fino a poche settimane fa su centinaia macchinette videopoker in provincia di Alessandria era montato un programma capace di far perdere molto di più. La Guardia di Finanza sta continuando ad ispezionare i 326 locali dove sono installate macchinette del genere.

Dal prossimo anno partirà la campagna informativa, nella speranza che i malati di gioco d'azzardo escano allo scoperto. Un consulente finanziario aiuterà loro nel difficile riassesto finanziario, mentre medici specializzati avranno l'arduo compito di far loro cambiare stile di vita.
Per informazioni si può già contattare il Ser.T: 0131.306317.