Mille giocatori solo in città. Si sta correndo ai ripari
L'AAMS – amministrazione autonoma dei monopoli di stato – orgogliosamente ricorda che i giochi pubblici finanziano lo sport, l'arte e la cultura. Chissà che torneo, mostra o restauro d'opera è stata pagata con i centomila euro persi ai videopoker da un'alessandrina. Qui in città il gioco d'azzardo non è ancora considerata una malattia vera e propria, a tal punto che all'Ospedale poco tempo fa ignoravano persino che esistesse un reparto specializzato a questo tipo di cura. Ma si stanno attrezzando. Da gennaio 2008 una equipe di sei esperti monitorerà il problema e seguirà i gioco-dipendenti che secondo le stime ad Alessandria non sarebbero pochi: quasi mille giocatori incalliti ipnotizzati dai monitor dei mini casinò. E in tutta la provincia se ne conterebbero cinquemila circa. Se poi si pensa che queste persone possono arrivare letteralmente a dilapidare un intero stipendio o indebitarsi fino al collo, il problema si fa serio.
Quelli riferiti dal Servizio Sanitario sono comunque dati ipotetici poiché sulla dipendenza da gioco d'azzardo, su chi sfida la Sorte si sa ben poco. Nessuno, fino ad ora, ha provato ad arrivare con metodo a questi “rovina famiglie”.
Ma tra i pochi casi effettivamente in cura presso il Ser.T (Sarebbe più giusto chiamarlo Ser. D, servizio dipendenze) dell'Asl20 ce ne sono di tragici. Chi ha perso centomila euro in due anni o storie di famiglie spaccate dal vizio che fa perdere tutto. Numeri che, seppur enormi, non danno l'idea delle storie di depressione, solitudine, mancanza di interessi spesso nascoste dal velo del “va tutto bene”. I soldi che i “rei confessi” ammettono di avere buttato nelle macchinette potrebbero essere molti di più: “i giocatori sono molto bugiardi”, spiegano le dottoresse che si occupano del servizio. Azzardano anche sulle somme perse, insomma. O forse hanno vergogna di essere considerati alla stregua di tossici o alcolizzati. Il posto dove vengono curati è lo stesso, i medici e le terapie, quasi.
C'è l'operaio di mezza età che invece di andare a casa dopo il lavoro si fionda al bar, imbambolato davanti al videopoker, e c'è la pensionata che scende in ciabatte e pigiamone felpato sotto casa in una delle tante sale da gioco che continuano ad aprire con successo, evidentemente).
Le famiglie scoprono di avere un giocatore in casa solo dopo migliaia di euro di debiti. Perché si chiedono prestiti per pagarsi il vizio. In un batter d'occhio l'operaio si trova a pagare pagare 700 euro al mese per vent'anni (partendo dallo stipendio di 1.200 €) e passare gli alimenti alla moglie che nel frattempo, scoperto il vizietto del coniuge, se n'è andata. E qualche volta lo costringono a curarsi. Dura, perché il primo ostacolo sono i debiti.
Quasi non ci si spiega come queste persone possano riuscire a perdere in pochi anni 75 mila euro, 20 mila, anche solo 10 mila. Vuol dire spenderne al mese mille, duemila, tremila. E così se ne vanno in fumo i libri di scuola per i figli, la poltrona nuova, la spesa della settimana. Per giunta non si divertono neppure. I movimenti sono così ripetitivi e veloci che la componente del rischio, il mistero, l'azzardo che fa palpitare non esiste più.
Per di più fino a poche settimane fa su centinaia macchinette videopoker in provincia di Alessandria era montato un programma capace di far perdere molto di più. La Guardia di Finanza sta continuando ad ispezionare i 326 locali dove sono installate macchinette del genere.
Dal prossimo anno partirà la campagna informativa, nella speranza che i malati di gioco d'azzardo escano allo scoperto. Un consulente finanziario aiuterà loro nel difficile riassesto finanziario, mentre medici specializzati avranno l'arduo compito di far loro cambiare stile di vita.
Per informazioni si può già contattare il Ser.T: 0131.306317.
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