28 dicembre 2007

Una mensa davvero per tutti

A gruppetti mostrano la tessera, firmano un registro e si accomodano al tavolo. La sera in cui ci siamo andati anche noi davano anche la pizza. Anche senza “l'antipasto” i maccheroni al sugo, pollo e verdure di secondo vanno già bene come menu serale. Alla mensa dei poveri gestita dai Frati Francescani di Alessandria. A mezzogiorno ci pensa la Caritas in via de Giorgi, ma all'imbrunire gli invisibili, gli ultimi o semplicemente i disperati sanno che un piatto caldo possono trovarlo anche dietro l'anonimo portoncino di alluminio e vetro in via Gramsci.

Ci vorrebbe un tesserino di riconoscimento per avere diritto al pasto, ma spesso i volontari che si danno quotidianamente il cambio in cucina chiudono tutti e due gli occhi. Anche quando a chiedere sono prepotenti o maleducati, che quasi non si rendono conto di quello che stanno ricevendo: solidarietà ed aiuto.
Ogni sera sono una trentina le persone che ricevono da mangiare alla mensa pauperorum dei Francescani. Tanti stranieri, moltissimi romeni e marocchini. Nessun albanese o cinese, però. Gli italiani sono sempre gli stessi, ma in calo. In maggioranza sono persone con problemi legati alla tossicodipendenza o comportamentali.

Immediatamente dopo l'indulto c'era addirittura la fila fuori e i pasti serviti ogni giorno arrivavano anche a settanta. Piatti confezionati dai cittadini benefattori e dai religiosi che si accollano anche le spese vive della mensa. E per i musulmani c'è il piatto senza carne di maiale.
Solitamente gli habituè arrivano solitari e se ne vanno via dopo aver consumato la parca mensa senza particolare interesse per i compagni di sventura. Ultimamente però tra connazionali dell'Est Europa, sui marciapiedi esterni si sono verificati momenti di tensione, zuffe di poco conto. Ora ogni tanto gira la Polizia e la zona sembra più tranquilla, anche se, si lamenta qualche volontario, l'illuminazione pubblica in quella zona è un po' scarsa.

Ogni tanto ai tavoli si vede qualche adolescente accompagnato dal genitore. Le donne non frequentano volentieri quei posti, sono sempre pochissime. Una trentina di volontari si danno il cambio ogni giorno per garantire pasti caldi e puntuali. Tre per turno, con tanto di giorni fissi e “squadre” consolidate. Fa piacere vedere talvolta studenti delle scuole superiori che rinunciano al rito dell'aperitivo per un'ora lì dentro.

Chi decide di dare una mano alla mensa non si aspetta certo un grazie ma dispiace quando prepotenti si lamentano sulla qualità del cibo o si allontanano con arroganza, come se fosse loro dovuto. Voltano le spalle e rispondono al cellulare nuovo di zecca, videochiamano e si allontanano senza salutare. Calpestando il marciapiede con le sneakers griffatissime.